2) Telesio. Natura ed esperienza.
L'anima  naturale e cos pure le sue facolt. Tutto  fondato
sulla natura e comunque ci che possediamo per natura  molto pi
importante di ci che si pu acquisire con l'impegno personale e
con l'esperienza.
B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, nono,
capitolo trentesimo (pagina 35).

[...] Si potr arguire che... non vengono date all'anima nuove
facolt, n aggiunta nuova forza d'operare di facolt gi
preesistenti, grazie a consuetudine (o ad apprendimento) alcuna
dal fatto che in coloro in cui si d poco vigore di senso o di
intelletto, questo non diventa pi valido o pi robusto per
industria che si abbia... Cos, se lo sforzo di sentire e di
intendere sembra far s che lo spirito percepisca pi finemente e
le forze presenti e agenti delle cose e quelle remote e immobili,
e percepisca le loro differenze, non bisogna pensare che ci
accada perch lo sforzo dia nuove forze all'anima o accresca e
acutizzi le preesistenti, ma piuttosto perch esso sospende
l'anima da ogni altro suo impegno e fa s che sia tutta intenta
alle forze delle cose da sentire e da intendere. E di fatti,
quelle cose stesse, normalmente sentendo e intendendo, le sentiamo
e intendiamo benissimo, quando lo spirito quasi tutto si raccoglie
a sentire e ad intendere quelle... Ma forse i Peripatetici non
oserebbero negare che la virt e l'eccellenza del sentire e
dell'intendere sono insite in ciascuno per natura, ma
contesterebbero tuttavia che la conoscenza delle cose sensibili e
intelligibili - e la scienza cio e la sapienza tutta - non sono
insite per natura, ma vanno acquistate con l'esperienza. Forse in
verit non parlerebbero vanamente. Come s' detto infatti in un
libro precedente, la cognizione delle cose che noi abbiamo ce l'ha
data infatti tutta o il senso, o la similitudine delle cose
percepite col senso e dal senso, e l'esperienza. Colui invero che
mai non ha ricevuto passione e mutamento alcuno ad opera delle
forze delle cose, e non le ha dunque mai percepite, non pu averne
notizia in nessun senso... Ma, se i Peripatetici vogliono asserire
che il senso delle cose e la conoscenza delle cose si acquistano
non da natura ma da esperienza, per questo fatto appunto che lo
spirito, per acquistarne conoscenza, deve averle sentite, occorre
che si apprestino a sostenere che, delle operazioni che l'animale
opera non siano operate per natura tutte quelle per le quali, pur
operandole egli, ha bisogno di cose esterne intorno alle quali
operi. Inoltre non si pu dubitare che, sebbene la cognizione
delle cose sia opera anche dell'esperienza, essa lo  anche pi
della natura. Infatti coloro che eccellono in natura, quando
abbiano esperimentato anche una sola volta le forze delle cose e
il loro susseguirsi, diventano scienti e sapienti di tutte le
cose; coloro per contro che hanno indole pi crassa son ben lungi
dal potersi procurare la scienza con l'apprendimento e disciplina
o esperienza alcuna. E pertanto, come si disse,  lecito pensare
che la scienza e sapienza, se non si possono avere dalla sola
natura, certo per si possono avere molto pi da essa che
dall'apprendimento e dall'esperienza.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume
sesto, pagine 1317-1318.

G. Zappitello, Antologia filosofica, Quaderno secondo/1. Capitolo
Due.
3) Telesio. Necessit e provvidenza divina.
Un esempio della polemica antiaristotelica. Aristotele ha
concepito Dio come il motore immobile di un Universo, in cui
tutto avviene per necessit, tutto  determinato. Ma ci 
contraddetto dalla Sacra Scrittura e dall'esperienza.
B. Telesio, De rerum natura iuxta propria principia, quarto,
capitolo venticinquesimo (pagina 35).

Aristotele, che, includendo anche Dio nell'universo, gli
attribuisce solo il compito di muoverlo circolarmente, e nessun
altro compito come nessun'altra operazione, ci appare non solo da
deplorare ma pure da detestare. Egli con la sua dottrina fa Dio
causa efficiente delle cose che son generate dal moto del cielo e
dal conseguente calore, ma una causa efficiente accidentale; e in
quanto il mondo mosso da lui trascina seco tutti gli altri mondi e
quello del sole, rende Dio impotente a cambiare il moto e come
inadeguato alle forze della natura, incapace di tardare o mutare
la loro azione; pertanto tutto quel che avviene, avviene
necessariamente, secondo la sua dottrina, lo voglia o no Dio.
Inoltre toglie a Dio ogni provvidenza su tutte le cose umane.
Infine afferma cose che non solo il consenso perenne di tutti gli
uomini, che, come  stato detto, non  lecito giudicare che sia
vano, ma gli animali, penso, tutti e le piante e le stesse pietre
debbano rigettare e avere in orrore, e che non solo la storia
sacra, ma anche quella profana e di tutti i popoli e anche le
ragioni umane dichiarano manifestamente false. Mai vi fu un popolo
tanto feroce e barbaro che non riconoscesse un Dio governatore del
mondo e non pensasse e non percepisse che gli eventi naturali
possono mutare secondo le sue decisioni e di fatto talvolta sono
stati mutati, e che le azioni degli uomini possono venir dirette
da Dio e che i loro eventi sono in potere di Dio e che tutte le
opere della natura e tutti i fatti degli uomini dipendono dalla
volont di Dio; e conseguentemente onorasse e venerasse Dio. La
Storia sacra ci ricorda che il sole fu fermato da un imperio di
Dio e che si oscur senza che fosse nascosto dalla luna frapposta
o dalle nuvole, e che i morti furono risuscitati, e molti altri
eventi simili a questi o poco inferiori, che sono affatto
impossibili con le forze della natura, sono avvenuti per decisione
di Dio, e ordinariamente percepiamo coi nostri occhi che avvengono
continuamente.
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1964, volume nono,
pagina 2022.
